25.06.2026 – INAPP presenta nuova indagine nazionale: “Famiglia ruolo centrale, il 60% dei NEET è in cerca di lavoro”

COMUNICATO STAMPA

NEET in Italia: fenomeno in calo, ma l’attenzione resta alta

INAPP presenta nuova indagine nazionale: “Famiglia ruolo centrale, il 60% dei NEET è in cerca di lavoro”

I risultati della ricerca, presentati durante il convegno “NEET in Italia: mappe, profili e storie di transizione”

Roma, 25 giugno 2026 – Secondo il Rapporto annuale ISTAT nel 2025 i NEET (Not in Education, Employment or Training), ovvero quei ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non sono inseriti in percorsi di formazione rappresentano il 13,3% della popolazione di riferimento, quasi la metà rispetto al 25,7% del 2015. Il calo è significativo, ma il fenomeno resta concentrato nelle fasce più adulte della popolazione giovanile, tra le donne e nel Mezzogiorno: l’incidenza raggiunge il 20,0% tra i 25-29enni, il 14,9% tra le donne contro l’11,8% tra gli uomini, e il 20,2% nel Mezzogiorno, rispetto all’8,7% del Nord e all’11,8% del Centro.

È dentro questo quadro che si colloca l’indagine nazionale INAPP realizzata su 1.548 giovani NEET tra i 15 e i 34 anni. Pur ampliando l’osservazione fino ai 34 anni, il campione presenta una composizione coerente con le principali direttrici del fenomeno indicate da ISTAT: le donne rappresentano il 59% dei casi e il Mezzogiorno, considerando Sud e Isole, raccoglie il 52,6% del campione. Anche restringendo l’attenzione alla fascia 15-29 anni, le donne restano prevalenti, pari al 55,4%. Il dato conferma la necessità di guardare con particolare attenzione alla componente femminile: tra le giovani donne la condizione NEET è più frequente e tende a intrecciarsi con transizioni adulte più complesse, carichi familiari e maggiori difficoltà di rientro nel lavoro. Proprio questa convergenza consente all’indagine INAPP di andare oltre la misurazione del fenomeno e di approfondirne le articolazioni interne.

L’indagine dell’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche si colloca in continuità con il quadro restituito dalla statistica ufficiale, ma amplia lo sguardo osservando la fascia 15-34 anni e approfondendo aspetti che i soli indicatori strutturali non riescono a cogliere: esperienze formative, percorsi lavorativi, motivazioni dell’inattività, ricerca di lavoro, disponibilità all’attivazione, condizioni familiari, salute percepita, uso delle tecnologie, orientamento al futuro.

Un elemento centrale riguarda il rapporto con il lavoro. ISTAT distingue i giovani NEET in base alla distanza dal mercato del lavoro: nel 2025 il 35% è disoccupato, il 33,3% rientra nell’area della disponibilità non pienamente attivata e il 31,7% non cerca lavoro né si dichiara disponibile. L’indagine INAPP conferma l’utilità di questa distinzione e mostra una popolazione fortemente orientata al lavoro: il 60,4% è attivo nella ricerca di un lavoro, il 28,8% è disponibile ma non cerca, mentre il 10,8% risulta più distante dal mercato del lavoro.

Altro dato che emerge dalla ricerca è il ruolo delle famiglie. Nel campione INAPP, il 28,8% dei giovani indica la famiglia come unica fonte di entrata, mentre il 39% non dichiara alcuna fonte di entrata. La famiglia si conferma quindi un ammortizzatore sociale decisivo, capace di sostenere economicamente e materialmente molti giovani nella fase di sospensione. Ma proprio questa funzione protettiva può diventare, in alcuni casi, anche un fattore di invisibilità e permanenza: il sostegno familiare attenua l’urgenza economica immediata, ma può rendere meno evidente il rischio di una transizione bloccata, soprattutto quando non si accompagna a percorsi di orientamento, formazione, lavoro o presa in carico.

L’indagine conferma anche il peso della durata dell’inattività. Nel campione INAPP, il 67,2% dei giovani è inattivo da meno di un anno, mentre il 32,8% lo è da più di un anno. Le analisi multivariate mostrano che la permanenza prolungata nella condizione NEET non dipende da un solo fattore: cresce con l’età, si riduce in presenza di livelli più elevati di istruzione e si associa alla fragilità delle esperienze lavorative pregresse. In molti casi, infatti, il problema non è soltanto non aver mai lavorato, ma aver attraversato lavori intermittenti, occasionali o non stabilizzanti, incapaci di trasformarsi in una traiettoria di autonomia.

I risultati dell’indagine suggeriscono che le politiche rivolte ai NEET non possono essere uniformi: occorrono strategie diverse per intercettare i giovani più invisibili, accompagnare chi è disponibile, ma non attivo, sostenere chi cerca lavoro senza riuscire ad accedere alla prima esperienza, valorizzare chi ha competenze ma incontra ostacoli, e rendere compatibile l’attivazione con i carichi di cura e le condizioni di salute.

Dichiarazione di Natale Forlani, Presidente Inapp:

“La crescita dell’economia e dell’occupazione post Covid-19 hanno consentito di ridurre in modo consistente il numero dei giovani che non studiano e non lavorano, con risultati interessanti anche nei territori meno sviluppati. Ma rimane lo zoccolo duro del fenomeno, particolarmente concentrato sulla componente femminile e residente nel Mezzogiorno che richiede interventi differenziati: attrattività dei salari, conciliazione dei carichi familiari e lavorativi, formazione mirata con percorsi di inserimento post scolastici più rapidi per evitare la cronicizzazione della condizione di un’attività.  Poco meno dei due terzi dei giovani neet under 35 anni conferma di essere attiva nella ricerca di lavoro o di essere interessata a farlo. È un patrimonio di risorse umane che non deve essere trascurato tenendo conto della domanda di lavoro delle imprese che non riscontra una carenza di lavoratori disponibili, per tutte le tipologie di qualificazione, destinata a proseguire nell’immediato futuro, che offre una straordinaria occasione per ridurre ulteriormente il fenomeno”.

 

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