07.07.2026 – Competenze, capitale umano e lavoro: in Italia oltre un quarto dei giovani 25-34enni ha una ridotta dotazione di capitale umano

COMUNICATO STAMPA

Competenze, capitale umano e lavoro: in Italia oltre un quarto dei giovani 25-34enni ha una ridotta dotazione di capitale umano

 

Tra gli adulti 25-65enni con basse competenze cognitive il 50% è occupato, valore che sale al 73% nella restante popolazione adulta

 

Roma, 7 luglio 2026 – Si è svolto oggi presso l’Auditorium INAPP il seminario “PIAAC Ciclo 2. Competenze, capitale umano e lavoro”, organizzato dall’INAPP per presentare i nuovi approfondimenti del secondo ciclo del Programma dell’OCSE per la valutazione internazionale delle competenze degli adulti.

Nel corso della mattinata Michele Tuccio dell’OCSE, ha presentato le principali evidenze del rapporto “How Workers Use (or Don’t Use) their Skills in the Workplace”, dedicato all’uso e al sottoutilizzo delle competenze nei luoghi di lavoro. Il Gruppo di ricerca PIAAC dell’INAPP ha poi illustrato nuove analisi empiriche sia sulla popolazione giovanile sia sulle persone con ridotte competenze cognitive (i low performer), comparando i risultati italiani con quelli delle principali economie partecipanti a PIAAC. Le persone con ridotte competenze cognitive sono state, in questo contesto, definite come coloro che possiedono basse competenze congiuntamente nei tre domini cognitivi indagati da PIAAC: la lettura e comprensione di testi scritti (literacy), l’utilizzo di informazioni matematiche e numeriche (numeracy), la capacità di risolvere problemi in situazioni dinamiche (problem solving adattivo).

Le analisi presentate hanno confrontato la situazione italiana all’interno di un quadro internazionale che ha coinvolto, per l’analisi sui giovani, altri sette contesti (Finlandia, Canada, Francia, Inghilterra, Germania, Spagna e Polonia), allargandosi poi a 27 Paesi dell’OCSE per lo studio della popolazione adulta con basse competenze.

Al dibattito, concluso dal Presidente dell’INAPP Natale Forlani, hanno preso parte autorevoli esperti del settore: Raffaella Cascioli (ISTAT), Antonio Dalla Zuanna (Banca d’Italia) e Paolo Naticchioni (Università Roma Tre).

 

Il quadro giovanile: “Fragili” ed “Eccellenti”

Tra i giovani di 25-34 anni, l’Italia mostra una distribuzione del capitale umano, definito considerando livello di istruzione, competenze cognitive nell’utilizzo di informazioni matematiche e numeriche, partecipazione ad attività di apprendimento e abilità socio-emotive, particolarmente sbilanciata verso il basso.

  • I giovani “Fragili”: Oltre un quarto dei giovani (il 27%) rientra in questo gruppo, caratterizzato da persone con titolo di studio medio-basso, ridotte competenze cognitive, mancata partecipazione ad attività di apprendimento recenti e profili socio-emotivi meno solidi. Questa quota è la più alta tra gli otto Paesi considerati nell’analisi: Finlandia (8%), Canada (9%), Francia (13%), Inghilterra (13%), Germania (18%), Spagna (20%) e Polonia (22%).
  • I giovani “Eccellenti”: All’estremo opposto, coloro che combinano alto livello di istruzione, elevate competenze cognitive, tratti socio-emotivi positivi e recente partecipazione ad attività di apprendimento rappresentano in Italia appena il 10% dei 25-34enni, a fronte di una media pari al 18% negli otto Paesi considerati.
  • I giovani “Poco istruiti con personalità forte”: Il caso italiano presenta inoltre una quota elevata (25%, quasi il doppio della media degli otto Paesi) di giovani che, pur mostrando fragilità sul piano cognitivo e formativo dispongono di risorse socio-emotive relativamente solide e favorevoli. Questo dato segnala una criticità, ma anche una possibile area di intervento: in presenza di percorsi adeguati di istruzione, formazione e riqualificazione, queste risorse possono contribuire a rafforzare il capitale umano giovanile e la partecipazione al lavoro.

Viene, inoltre, confermata l’importanza dell’investimento in capitale umano per una migliore collocazione nel mercato del lavoro. Nei Paesi considerati, i gruppi con una dotazione più forte presentano tassi di occupazione superiori alla media nazionale, mentre quelli più deboli si associano a probabilità occupazionali più basse.

 

La condizione degli adulti con ridotte competenze cognitive in Italia

Il secondo approfondimento presentato dall’INAPP ha riguardato gli adulti di 25-65 anni con ridotte competenze cognitive.

Considerando congiuntamente i tre domini cognitivi, in Italia il 28% della popolazione adulta tra 25 e 65 anni ha ridotte competenze, a fronte di una media pari al 20,5% nei 27 Paesi OCSE considerati. Il dato segnala una difficoltà non circoscritta a una singola area di competenza, ma estesa a più dimensioni cognitive di base.

In Italia, tale condizione si associa in modo netto alla posizione nel mercato del lavoro:

  • Tasso di occupazione: Si ferma al 49,6% tra gli adulti con ridotte competenze cognitive, contro il 72,5% osservato nella restante popolazione adulta.
  • Tasso di inattività: Raggiunge il 43,4% tra gli adulti con ridotte competenze cognitive, rispetto al 23,3% degli altri adulti.
  • Tasso di disoccupazione: È pari al 12,3% tra gli adulti con ridotte competenze cognitive, contro il 5,5% della restante popolazione adulta.

Le differenze non riguardano soltanto la partecipazione al mercato del lavoro, ma anche l’uso delle competenze nel lavoro. Gli adulti occupati con ridotte competenze dichiarano, infatti, di utilizzare con minore frequenza le principali abilità cognitive richieste nei contesti lavorativi (lettura, scrittura, uso di informazioni matematiche e numeriche, competenze digitali e capacità di risolvere problemi complessi) mentre riportano valori più elevati di impiego delle abilità manuali e fisiche. I bassi livelli di competenze cognitive tendono, dunque, ad associarsi a lavori che offrono meno opportunità di esercitare e rafforzare le competenze cognitive: tale circostanza può contribuire ad alimentare processi di impoverimento delle competenze nel tempo, rendendo strutturali le condizioni di svantaggio iniziali.

 

Dichiarazione di Natale Forlani, presidente INAPP:

“Nell’indagine trovano conferma alcuni ritardi storici dei percorsi formativi delle persone adulte in Italia e lo stretto legame che esiste tra le competenze e l’opportunità di accedere ad una buona occupazione. Sono criticità che devono essere attenzionate e contrastate, se teniamo conto dell’impatto delle innovazioni tecnologiche sulle professioni e dell’invecchiamento demografico della popolazione in età di lavoro. Ma evidenzia anche che una quota rilevante di queste persone manifesta un esplicito interesse verso le offerte formative che consentono di migliorare la propria condizione. Gli investimenti nelle infrastrutture digitali con l’accesso facilitato ai servizi on line della pubblica amministrazione, la crescita del numero degli occupati che partecipano ai programmi attivati dalle imprese, dai fondi interprofessionali promossi dalle parti sociali, e dai servizi per l’impiego pubblici e privati, offrono l’opportunità di recuperare, anche in tempi rapidi, alcuni dei ritardi emersi nell’indagine”.

 

Allegati:

Report OECD “How Workers Use (or Don’t Use) their Skills in the Workplace”

Report INAPP “Competenze in numeracy e capitale umano dei giovani in Italia nel contesto internazionale

 

Per maggiori informazioni:

Presidenza – tel.0685447700 [email protected]