Ampliando lo spettro delle riflessioni già affrontate nel corso delle edizioni precedenti, la XV edizione della Giornata di Studio “Oltre la Globalizzazione” guarda alle visioni sul futuro, si concentra cioè sull’”Oltre” nel suo significato prospettico con l’intento di leggere linee e percorsi dei fenomeni in atto e contribuire ai molti dibattiti culturali ad essi connessi, al di là delle sole letture deterministiche della topografia del globale.
Le dinamiche globali che interessano l’ambiente, le società, le strutture politiche ed economiche sono fra loro connesse, interagenti e interrelate spingendo alcuni fenomeni a diventare endemici, come quello della mobilità di persone e culture. In un’epoca di contrasti fra narrazione e realtà, la retorica delle frontiere aperte e della libera circolazione delle persone, soprattutto nel turismo, viene messa in crisi dalle traiettorie di comunità e individui per i quali la mobilità è una condizione permanente e obbliga a ripensare categorie come confine, cittadinanza, appartenenza. La biopolitica mostra come i corpi – individuali e collettivi – siano sempre più soggetti a processi di controllo, selezione, esposizione e valorizzazione, ridefinendo le forme del vivere, dell’appartenere, del lavorare e del migrare, in un contesto di crisi del diritto internazionale in cui protezionismo, guerra, riarmo e riassestamento degli equilibri geopolitici rendono difficile immaginare il futuro. Alla luce delle pressioni globali, quale ruolo riescono ancora ad avere le politiche pubbliche, le decisioni nazionali di politica economica, finanziaria, industriale ed energetica nella pianificazione territoriale e nella produzione degli spazi collettivi? Quale significato territoriale, spaziale, geografico e di scala (anche temporale) ha la crescente pressione umana sugli ecosistemi, anche in quanto campo di conflitto tra interessi divergenti in cui la transizione energetica e le traiettorie di risposta e adattamento sociale alle mutate condizioni ambientali restano comunque ancorate alla disponibilità di risorse e materie prime? Declinare la parola guida “Traiettorie” significa, in definitiva, interrogare le direzioni della nostra epoca, esplorando le molteplici configurazioni che esse assumono nello spazio geografico e nelle pratiche che lo attraversano.
All’interno della sessione 11 “Spazi educativi in trasformazione: tra formale, informale e non formale”, Antonello Scialdone, dirigente di ricerca dell’Inapp, presenta il paper intitolato “Il villaggio e il bambino. Note sullo strumento dei patti educativi di comunità”. La relazione si propone di sistematizzare le evidenze ad oggi disponibili sul tema, richiamando in primo luogo prerequisiti e finalità dei partenariati educativi interistituzionali in esame, e secondariamente analizzando i profili emergenti della nuova “territorialità educativa” che contrasta i rischi di dispersione e testimonia una dimensione non banale di cura della comunità.
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