- Emanante: 3
- Regione: Lazio
- Fonte: B.U.R.
- Data fonte: 20/12/1986
Omissis
Delibera:
Di approvare il piano triennale di attivita’ dell’osservatorio regionale del mercato del lavoro per il triennio 1987/1989.
Allegato
Regione Lazio osservatorio regionale del mercato del lavoro proposta di lavoro per il primo programma triennale di attivita’ dell’osservatorio regionale del mercato del lavoro triennio 1987/1989.
Introduzione ad alcuni problemi dell’economia regionale.
Le analisi piu’ recenti hanno confermato sul piano demoograico un ridimensionamento della centralita’ romana a avore delle Provincie meridionali.
Tale ridimensionamento sul piano economico avviene anche a favore delle province settentrionali.
La Provincia di Roma, che nel 1970 concorreva per il 77,4% allla formazione del valore aggiunto regionale, registra nel 1983 un calo della sua incidenza al 74,2% mentre sale quella di tutte le altre province (Viterbo dal 4,9% al 5,2%, Rieti dal 2,3% l 3,0%, Latina dall’8,3%, Frosinone dal 7,1% al 7,6%).
Se si considera il posto in graduatoria nazionale, rispetto al valore aggiunto per abitante, occupato dalle province del Lazio si coglie un netto ribaltamento di posizioni nazionali (undicesimo posto) mentre le altre province stazionavano nella parte mediobassa della graduatoria. Nel 1983 Roma segnala, malgrado recenti recuperi, una perdita di ben 34 posizioni, Frosinone e Viterbo non subiscono sensibili variazioni, mentre Rieti e Latina guadagnano rispettivamente 29 e 21 posti in graduatoria.
E’ peraltro possibile ribadire che negli anni ’70 e i primi ’80 le dinamiche demografiche ed economiche che hanno determinato un progressivo appiattimento di quegli squilibri socioeconomici che rappresentano, da sempre, un elemento negativo nell’assetto regionale ed un ostacolo ad una piu’ intensa e razionale utilizzazione delle risorse. Restano, tuttavia, aperti due problemi importanti. Il primo, illustrato sommariamente con alcuni specifici riferimenti territoriali, riguarda il sorgere, il permanere ed in taluni casi l’accentuarsi degli squilibri socioeconomici all’interno della stessa area (Provincia), pur nel quadro del piu’ generale riallineamento economico cui si e’ fatto riferimento.
Prendiamo, ad esempio, il viterbese, ove il rischio serio e’ che alle immediate soglie del duemila, accanto a territori in forte crescita per abbondanza di risorse, VI possano essere zone in cui il processo di marginalizzazione sia divenuto irriversibile.
Si e’ gia’ oggi creata, infatti, una sorta di frattura fra la fascia costiera (Tarquinia Montalto), caratterizzata da uno sviluppo impetuoso delle aree piu’ interne, in particolare l’Aquesiano e la Teverina. Tale fenomeno negativo puo’ essere fronteggiato solo con uno stretto coordinamento degli interventi dei diversi livelli istituzionali, in modo da favorire uno sviluppo equilibrato del tessuto economico Provinciale.
A Pomezia ed Aprilia, dove ampio e’ stato il processo di espansione dell’imprenditorialita’, si pongono invece i problemi di una riqualificazione dello sviluppo che passi attraverso:
A) allestimento e disponibilita’ di aree attrezzate;
B) progettazione del riuso di immobili relativi ad aziende che hanno cessato l’attivita’;
C) il completamento di dotazioni infrastrutturali;
D) afflusso di risorse a medio termine;
E) realizzazione di condizioni che consentano il diffondersi del terziario avanzato.
Colleferro e’ alla ricerca di una nuova identita’ e conosce quindi i travagli di una realta’ per lungo tempo simbolo di occupazione e lavoro, chiamata oggi a fronteggiare emigrazione e disoccupazione. Tutto e’ reso piu’ difficile dai caratteri di “monoproprieta’” che ha assunto la presenza della sniafiat, la quale detiene la meta’ dell’area territoriale comunale.
Il tema dello sviluppo deve divenire il centro delle politiche di piano per la seconda meta’ degli anni ’80. Solo una rapida ripresa dello sviluppo che abbia pero’ caratteristiche qualitative profondamente diverse dal passato, capaci di mobilitare ai fini produttivi tutte le risorse possibili in ogni area territoriale della Regione permettera’ di cogliere quegli obiettivi propri dell’idea di riequilibrio economico e territoriale, che in gran parte non sono stati colti.
Ma un ulteriore elemento a favore di una politica di sviluppo, ed affrontiamo il secondo dei problemi citati all’inizio, scaturisce dal progressivo scivolamento dell’economia regionale che, alla fine degli anni ’70, si e’ trovata su posizioni nettamente arretrate, nei confronti del paese, rispetto all’inizio del decennio; mentre il valore aggiunto prodotto dalla Regione nel 1971 e’ pari al 9,65% di quello prodotto nazionalmente, tale percentuale nel 1984 e’ scesa al 9,54%.
La perdita di posizione appare ancora piu’ significativa in termini di valore aggiunto procapite data la piu’ forte dinamica demografica che ha contraddistinto il Lazio fra i due censimenti (aumento di popolazione del 6,7% contro una media nazionale del 4,5%). Ad esempio il valore aggiunto netto per abitante laziale, risulta per il 1981 di . 6.793.800, superiore del 2,8% a quello medio Italiano, mentre era al 1971 di . 1.468.800, superiore addirittura di 11,4 punti a quello nazionale.
Risulta cosi’ confermato che la notevolissima tendenza al riequilibrio economico tra le diverse province si sviluppa all’interno di un generale decadimento dell’economia regionale nei confronti dell’intero paese. Un riequilibrio non fondato quindi su l’accelerazione dello sviluppo delle aree piu’ deboli, ma sulla crisi di quelle piu’ “forti”.
I dati elaborati dall’unioncamere evidenziano per il 1984 una crescita significativa ( 1,7%) del pil regionale, che si contrappone ad una crescita piu’ accentuata ( 24%) del pil nazionale.
In particolare:
A) il Lazio registra una netta flessione in agricoltura 7,4% in termini d pil reale, superiore al dto nazionale pari a 3,4%;
B) consistente, anche se meno accentuata rispetto a quello nazionale la crescita del pil regionale nell’industria ( 2,2% rispetto a 2,8%);
C) nei servizi la crescita e’ pari al 2,3% con un valore inferiore alla media nazionale ( 3,1%).
Nel triennio 198284 il Lazio presenta una percentuale di incremento ( 2,9%) superiore a quella nazionale ( 2,1%) come conseguenza di un andamento differenziato nel corso dei tre anni. Mentre nel 1982 e 1983 si era avuta una modestissima crescita regionale rispetto ad una lieve caduta nazionale, come conseguenza del maggior peso del settore pubblico e degli aumenti retributivi che avevano “drogato” la ripresa economica regionale, nel 1984 si e’ avuta, come gia’ rilevato, una crescita inferiore a quella nazionale.
Questi dati riconfermano l’immagine, piu’ volte riproposta, di una struttura produttiva caratterizzata dalla presenza fortemente minoritaria delle attivita’ direttamente produttive e dalla incidenza rilevante di attivita’ terziarie poco qualificate.cio’ conferisce un andamento inerziale alla crescita laziale, che consente di proseguire anche durante le fasi di crisi generale, ma che toglie slancio e reattivita’ nei periodi di sviluppo (fiumara, 1985). Non puo’ poi essere sottovalutato il fatto che il mercato regionale del lavoro registra una tendenza all’avvicinamento verso il basso delle variazioni occupazionali regionali, in direzione della piu’ sfavorevole media nazionale. Dopo 12 anni il Lazio segue cosi’ gli andamenti nazionali, mentre in precedenza si era caratterizzato per una difformita’ anche sensibile. Nel 1982, ad esempio, l’occupazione era cresciuta nel Lazio del 3%, rispetto ad un calo nazionale dello 0,4%; nel 1983 era aumentata del 4,3%, contro una sostanziale stasi ( 0,1%) a livello nazionale; nel 1984 si registra un calo regionale ( 0,2%) in sintonia con quanto avvenuto a livello nazionale (0,3%).
Evidentemente, i servizi, cioe’ pubblica amministrazione e servizi vendibili, non riescono piu’ a contrastare il calo che si registra nell’industria e nell’agricoltura e diventano essi stessi elementi di una crisi piu’ complessiva: per ogni 100 lavoratori occupati si e’ praticamente arrivati a 11,2 non occupati.
Deve, infine, essere sottolineata la maggior presenza nel Lazio, rispetto al resto del paese, della disoccupazione giovanile e intellettuale: basti pensare che il 27,2% degli iscritti al collocamento e’ in possesso del diploma di scuola media superiore o della laurea, mentre a livello nazionale l’incidenza degli stessi e’ del 16,6 per cento.
Continuano a crescere nel Lazio le iscrizioni al collocamento: in giugno 1986 si e’ giunti ad oltre 385.000 iscritti di cui oltre la meta’ costituita da giovani in cerca del primo lavoro. E’ un dato allarmante che colloca il Lazio tra le Regioni in maggiori difficolta’, dopo la Campania e la Sicilia, ma per i giovani in cerca di primo impiego si e’ al secondo posto di una classifica non certo incoraggiante. Inltre, se agli iscritti al collocamente si aggiungono i cassaintegrati, si superano i 400.000 soggetti, pari ad oltre il 17% delle orze di lavoro regionali.
Tutte le argomentazioni di cui sopra sottolineano la orte esigenza di approfondimento delle tematiche inalizzate ad iniziative molto decise.
Se da un lato risulta irrealistico rincorrere tutti i bisogni emergenti o ingabbiare in una minuziosa regolamentazione amministrativogiuridica processi in rapida trasformazione, dall’altro non si puo’ignorare che l’obiettivo prioritario rimane quello di individuare i nodi di ondo della realta’ economica e sociale regionale ed intorno ad essi elaborare soluzioni, nell’ambito delle competenze regionali, su cui sollecitare e far avanzare le soluzioni ai problemi.
Ad esempio VI e’ gia’ ampia convergenza sulla ipotesi che sulle unzioni specifiche e peculiari di Roma si possa costruire un diverso futuro per la citta’ e per l’intera e per l’intera Regione Infatti, Roma, sede di fondamentali centri di ricerca e cultura, puo’ contribuire ad elevare il contenuto tecnologico delle attivita’ produttive e sociali e a promuovere il terziario avanzato. Nel contempo, la Regione puo’ costituire i momento di raccordo per realizzare l’indispensabile collaborazione tra iniziative locali, imprenditori, sindacati, centri di ricerche, universita’ per assicurare il continuo scambio di idee e una stretta integrazione di programmi. Sostenere tali tesi non signiica propugnare un nuovo accentramento in Roma, ma soltanto sottolineare l’importanza del saper cogliere le opportunita’ che Roma ore ai ini dell’afermazione di una strategia di sviluppo.
Significa, in altri termini, avere consapevolezza che dal punto di vista demograico ed economico Roma ha una tale rilevanza da inluire in maniera deicisiva sulla situazione regionale. Non VI deve essere uno sviluppo prevlente di Roma in danno del resto del Lazio ma non VI puo’ essere sviluppo dell’intera Regione che prescinda dalla crescita della capitale.
Insufficienza delle competenze regionali.
La soluzione graduale del problema occupazionale puo’ essere assicurata soltanto da scelte adeguate di politica economica e quindi il numero dei posti di lavoro dipende solo dallo sviluppo economico.
Nel contempo, non si puo’ negare pero’ le caratteristiche quantitative e qualitative dell’offerta di lavoro, le procedure del collocamento, le capacita’ funzionali della scuola e il sistema di formazione professionale influiscono sui termini della domanda e percio’ sull’evoluzione occupazionale. Conseguentemente, si tratta di attuare l’unificazione in una proposta organica di politica attiva del lavoro, di governo del collocamento, della formazione proessionale, della mobilita’, considerando tale complesso di strumenti Parte Integrante di una politica di sviluppo progrmmato dell’economia. Per l’attuazione di una tale politica che presuppone una maggiore integrazione per linee di azione pubblica nei settori della scuolaformazione, delle politiche agricole, industriali e terziari, la dimensione ottimale talvolta e’ quella nazionale tal’altra potrebbe essere piu’ opportunamente quellla regionale.
Tale valutazione deve essere opportunamente riconosciuta dalla normativa nazionale che oggi assegna pero’ alle Regioni un ruolo marginale, se si eccettua la materia della ormazione proessionale. Si intrecciano, inatti molto spesso, ambiti di competenza regionale, tra i quali la preminenza appunto della ormazione proessionale, ed ambiti in cui la competenza rimane dell’amministrazione statale, sia pure con un decentramento dei compiti a uffici periferici cui vengono affiancati organismi consultivi dei quali fanno parte rappresentanti della Regione
La molteplicita’ dei referenti istituzionali rischia evidentemente di costituire un ulteriore ostacolo ad un’azione pubblica coordinata sul mercato del lavoro regionale.
Nondimeno per quanto si riferisce alle specifiche competenze delle Regioni in materia di osservazione del mercato del lavoro, la convenzione quadro che e’ stata ormai concordata tra le Regioni ed il Ministero del lavoro introduce finalmente chiarezza in fatto di competenze e rispettivi ambiti ed ormai l’osservatorio regionale del Lazio, ora che si sta attuando anche la Legge regionale n. 36/85 sullle strutture, si pone come soggetto titolare, in maniera non equivoca, di competenze ed attribuzioni ben precise.
Funzioni dell’osservatorio derivanti dalla legge istitutiva.
1) acquisizione di informazioni ed analisi dei fenomeni relativi al mercato del lavoro, finalizzate alla programmazione socioeconomica, all’orientamento ed alla formazione professionale (art. 1 Legge regionale n. 46/85).
2) contributi e suggerimenti per l’impostazione di interventi a sostegno dell’occupazione, della mobilita’ dei lavoratori, dell’incontro della domanda ed offerta di lavoro ed in generale per la politica attiva del lavoro (art. 1 cit.).
Attivita’ e compiti specifici proponibili.
Attivita’ derivata:
Compiti che scaturiscono dalle convenzioni in atto (convenzioni quadro con il Ministero del Lavoro) o da attuare (ISTAT Ministero del Lavoro ad hoc) (allegato n. 1);
Compiti derivanti da documenti nazionali (De Michelis: la politica occupazionale per il prossimo decennio, pagine 64 ( le informazioni
Stock e flussi di occupazione; accertamento dei disoccupati effettivi, occupati, categorie protette, lavoratori che fruiscono del trattamento di C.I.G., specie se a zero ore per periodi prolungati; lavoro sommerso e quello in violazione di norme (es. Lavoro nero), secondo e terzo lavoro;
Innovazione, uscita dal mercato, situazioni di crisi;
Realizzazione di una mappa sul territorio delle strutture produttive e dei servizi e seguirne poi l’andamento.),66,84 ( le politiche per la flessibilita’rivitalizzazione e riqualificazione delle strutture pubbliche di ormazione.); altissimo: schema di delibera cipi per la jobcreation).
Attivita’ autonoma:
A) identificare la domanda di lavoro attuale e valutare quella futura (breve-medio periodo) in rapporto alla quantita’ ed alla qualita’ (nuovi mestieri, riqualificazione, …..);
B) identificare l’offerta attuale e futura (breve e medio periodo) in assenza di interventi ed effettuare confronti con la domanda attesa. Formulare ipotesi e programmi di intervento finalizzati all’annullamento dei divari tra domanda ed offerta (formazione, ecc.);
C) analizzare le politiche attuate da altre Regioni ed altri paesi in riferimento alla jobcreation;
D) formulare proposte di jobcreation di natura generale e progetti specifici in rapporto ad esse, settori e strutture di imprese particolari;
E) analizzzare l’efficacia degli interventi regionali finora attuati in rapporto al mercato del lavoro ed alle sue dinamiche;
F) integrare le informazioni ricavabili da fonti ufficiali con altre raccolte in loco sulle strutture e sull’andamento dell’economia locale. Punto di monitoraggio intelligente, atto a cogliere, oltre che i fatti di maggior rilievo anche i piccoli mutamenti e le tendenze che, a livello locale, si manifestano in modo continuo e la cui conoscenza puo’ risultare essenziale per una migliore comprensione dell’evoluzione economica regionale. Produttore di informazioni originali:
G) studiare e proporre interventi, finalizzati alla risoluzione di problemi occupazionali, di mobilita’ ecc., territoriali e intersettoriali specifici.
Strumenti operativi e programmi per il triennio 19871989.
A) sistema operativo che dovra’ avere un avvio progressivo, comunque armonizzato ed integrato a monte con l’osservatorio nazionale, a valle con i punti di osservazione del mercato del lavoro a livello provinciale e nel Comune di Roma (art. 6 Legge regionale n. 46/85). Per quanto riguarda l’avvio del sistema informativo, l’irpspel, su incarico della Regione Lazio ha conseguito uno studio di fattibilita’ che brevemente si riassume e sul quale si sollecita il parere del C.R.G. Perche’ detto sistema, opportunamente riletto ed adeguato si ritiene possa costituire una solida base di partenza per il programma triennale di attivita’ dell’osservatorio.
Nelle sue linee essenziali le attivita’ conoscitive dell’osservatorio, secondo lo studio di fattibilita’ in discorso, possono essere suddivise in tre momenti:
Acquisizione, elaborazione e diffusione dei “dati base” sul mercato del lavoro;
Effettuazione di indagini speciali per singoli problemi metodologici;
Effettuazione di indagini finalizzate a specifiche azioni.
Gli ultimi due momenti ovviamente, presuppongono l’acquisizione dell’organizzazione e della strumentazione permanente prevista per il primo.
Nella base di avvio, l’organizzazione del sistema inormativo dovrebbe essere articolata in otto progetti di base, ulteriormente ripartiti in 18 progetti elementari.
1) occupazione: fonte ISTAT: censimento industria e commercio;
Indagine sul prodotto lordo e stima di contabilita’ nazionale; archivio;
Archivio sirio.
2) occupazione: fonte del Ministero del Lavoro: repertorio delle imprese; valorizzazione indagini Ministero Lavoro.
3) pubblico impiego.
4) offerta di lavoro:
Offerta potenziale di lavoro;
Uscite dl sistema scolastico;
Forze di lavoro.
5) disoccupati ed avviati: fonte Ministero del Lavoro: contratti di apprendistato;
Sfruttamento dati locali automatizzati;
Contratti di formazione e lavoro;
Contratti part time.
6) la produzione del sistema regionale di formazione professionale: risorse e caratteristiche del sistema di fo della Regione;
Indagine ricorrente sui corsi liberi;
Indagine ricorrente sui corsi qualificati.
7) indagini ricorrenti sui destini scolastici e lavorativi: indagini sui licenziati e diplomati;
Indagini sui laureati.
8) articolazione territoriale del sistema.
Come accennato, il sistema informativo regionle dovra’ essere collegato con il sistema informativo nazionale per il quale esiste gia’ una convenzione quadro con il Ministero del Lavoro cui la Regione ha gia’ espresso la propria adesione specifica in cui saranno precisati i rispettivi oneri, modalita’, e personale (art. 6 della convenzionequadro).
Inol tre come accennato, ai sensi dell’art. 6 della legge sull’osservatorio, al fine di garantire l’acquisizione e l’elaborazione di un quadro omogeneo ed articolato di informazione di base, nonche’ il coordinamento di studi e ricerche, e’ prevista la stipula di convenzioni, da parte della Regione Lazio, e con il Comune di Roma, per la realizzazione di punti di osservazione del mercato del lavoro a livello locale.
Anche il sistema di osservazione decentrato dovra’ operare sulla base di un programma triennale e di un piano annuale, pero’, al momento, appare prematur o trattarne in termini operativi, poiche’ non si e’ in grado di precisare le problematiche di interconnessione con il sistema nazionale e regionale, ancora in fase di avvio.
B) struttura organizzativa dell’osservatorio.
Ll’osservatorio regionale del mercato del lavoro si realizza attraverso l’apposita struttura regionale istituita con Legge regionale n. 36/85 di riorganizzazione degli uffici.
Essa e’ individuata nel settore n. 25 e, con l’attuazione di quest’ultima legge, si prevede di dotare la struttura stessa di personale secondo lo schema allegato e relativi locali ed attrezzature.
C) ricerche e progetti mirati.
Il programma di ricerche gia’ deliberato dalla Giunta regionale con delibere n. 1817 e n. 8401 del 1985 e gia’ sottoposto alla consulta nella seduta del 12 marzo 1986 e’ stato, altresi’, sottoposto, discusso e puntualizzato dal comitato tecnico scientifico dell’osservatorio nelle sedute del 16 aprile 1986, 8 maggio 1986, 11 giugno 1986 e 17 luglio 1986 ed ormai e’ in fase di realizzazione.
Per il prossimo triennio, con il contributo del comitato tecnico scientifico e della consulta, si ritiene di dover impostare ed avviare ricerche nei seguenti campi d’indagine, particolarmente significativi: settori ed aree laziali in crisi occupazionali e cause relative; settori ed aree con possibilita’ e potenzialita’ occupazionali; fattori e condizioni ambientali e zonali per favorire lo sviluppo dell’impreditorialita’;
Iniziative sulla direzione di un auspicabile coordinamento interassessoriale in materia di interventi regionli per l’occupazione.