Innovare le politiche istituzionali. Le vie italiane all’azione pubblica partecipata
SINAPPSI lancia una call for papers per una special issue dal titolo: Innovare le politiche istituzionali. Le vie italiane all’azione pubblica partecipata.
Guest Editors: Francesca GELLI (Università IUAV di Venezia – componente Comitato Scientifico SINAPPSI) e Antonello SCIALDONE (Dirigente di Ricerca INAPP, Responsabile Struttura Economia civile e processi migratori)
CONTESTO
TEMATICHE
SUBMISSION
BIBLIOGRAFIA
CONTATTI
Contesto
Il numero monografico intende offrire un bilancio critico e un aggiornamento della strumentazione istituzionale per l’innovazione dell’azione pubblica in Italia che ha investito sulla partecipazione come metodo di formazione delle scelte pubbliche. Alla luce dei casi e delle iniziative germinate –in linea con quanto si osserva a scala internazionale– si constata complessivamente un’adesione in crescita, con applicazioni a sempre più ambiti tematici, scale e settori di intervento e la progressiva estensione delle sperimentazioni all’intero policy cycle. Il successo relativo dell’introduzione di istituti, strumenti ed iniziative è dipeso sia da stimoli esterni (politiche europee, per dinamiche adattive e imitative di policy-transfer; agende internazionali, quale effetto mainstreaming) che da fattori interni, di crisi politica, della qualità democratica e decisionale (blocchi attuativi, fragilità dei corpi intermedi, conflitti paralizzanti), rispetto alle quali non sono mancate dimostrazioni di effervescenza dal basso e aumentata capacitazione sociale (Raniolo, 2024). Alcuni shock esogeni hanno fatto da detonatore, fino agli attuali scenari di policrisi (crisi economica e finanziaria, demografica, ambientale), anche in relazione all’ultima pandemia.
Il contesto teorico della diffusione di pratiche partecipative nella costruzione delle politiche pubbliche trova in letteratura una concettualizzazione influente nella traiettoria dello “stato interattivo” (Akkerman, Hajer, Grin, 2004; Bobbio, 2004), che in modo adattivo evolve per successivi riposizionamenti strategici per oltre un cinquantennio. Dalla parabola riformista degli anni ’60 del Novecento, focalizzata sul superamento della logica binaria governanti/governati attraverso modalità di partecipazione per coinvolgimento e audit dei “destinatari” (Richardson, 1983; Klijn, Koppenjan, 2002), gli attori istituzionali di governo negli anni ’90 si reinventano incrementalmente, ridefinendo il proprio ruolo nel nuovo quadro di governance partecipativa, in relazione alla network society e in risposta all’alto grado di frammentazione sociale e pluralismo, che comporta una gestione complessa del processo di governo (Hajer, Wagenaar, 2003). Aumenta la strumentazione che costruisce la partecipazione pubblica come tecnologia finalizzata al buon governo (Creighton, 2012). Nell’ultimo ventennio, mentre si produce il consolidamento degli approcci decisionali inclusivi e si sperimentano pratiche deliberative, prende forza la governance collaborativa, in una originale combinazione delle componenti ‘dall’alto’ e ‘dal basso’ (Innes e Booher, 2003; McLaverty, 2002; Manzini e D’Alena, 2024). L’approccio collaborativo tematizza, oltre che la questione dell’apertura dei processi di decisione (inclusività), la necessità di accrescimento della capacità delle istituzioni di attivare e disporre di risorse utili al trattamento dei problemi pubblici in situazioni di incertezza e rapido cambiamento, sostenendo processi di innovazione sociale (Hoppe, 2011). Il focus è sulla conoscenza per l’azione (Lindblom, Cohen, 1980; Fareri, 2009). I percorsi partecipativi mostrano di essere formidabili “acceleratori” di conoscenza dei contesti locali e di attivazione delle risorse locali. Il disegno delle politiche prevede la configurazione di setting interattivi che favoriscono l’azione congiunta e la formazione di strutture di integrazione e coordinamento, per aumentare le opportunità di collaborazione di soggetti plurali, portatori di interessi molteplici e diverse idee, valori; la medesima funzione viene svolta rispetto alle reti organizzate già esistenti (Mayer, van Daalen, Bots, 2020). Risalta così l’opportunità di approfondire la connessione/relazione non solo tra attori istituzionali/di governo ma anche tra soggetti non istituzionali (DiSalvo, Clement, Pipek, 2012).
Arrivando ai giorni nostri, oltre alla digitalizzazione che continua a generare trasformazioni importanti nei modi in cui si organizza la partecipazione, e in ciò che la partecipazione produce, sono emerse nelle agende dei governi nuove questioni. La formulazione collaborativa delle politiche diventa la risposta alla gestione dei beni comuni, alimentata da forti richieste dal basso, sviluppando pratiche partecipative per un modo condiviso e collettivo di governare che è stato concettualizzato all’alba del nuovo millennio (Ansell, Gash, 2007; Sorrentino et alii, 2018). Non ultimo, la transizione ecologica ha sollevato la questione urgente dell’interazione tra società e natura (tra l’umano e il non umano); i diritti del non umano sono soggettivizzati nei processi partecipativi verso forme di co-agency (Paba, 2011; Mangi et alii, 2024). La produzione di processi partecipativi entro contratti di fiume, di laguna, di lago costituisce un patrimonio di esperienze.
L’andamento non è comunque lineare. Permangono pregiudizi a favore e contro la partecipazione, con alcuni problemi di fondo. Un limite che la partecipazione incontra nel promuovere e realizzare il cambiamento è la resistenza o inerzia che emerge quando il percorso partecipativo metta in discussione l’impianto di governance dei sistemi in oggetto (che si tratti di un’organizzazione complessa, di un programma, o un ambito di policy, etc.) e l’azione, per proseguire, implichi un rinnovamento che condurrebbe un riassetto interno e una modifica dello status quo. In questa prospettiva, taluni fallimenti della partecipazione (che la mostrano inefficace) dipendono dalle “non decisioni” che seguono non inusualmente la conclusione di un percorso partecipativo, indipendentemente dal fatto che lo stesso sia stato “di successo”, in termini di adesione e coinvolgimento. Ciò induce una complicazione di tipo metodologico ai fini della valutazione e misurazione degli esiti e degli impatti dei processi partecipativi.
Un’altra questione critica riguarda i temi su cui si costruisce l’agenda della partecipazione nelle politiche pubbliche: una strategia dissuadente spesso è quella di far partecipare a temi minori, lasciando le issues strategiche o quelle più scomode al pilotaggio dei sistemi di governance più consolidati. Da questo punto di vista, appare fondamentale il ruolo della cittadinanza attiva e delle leadership civiche, nel tentativo di guadagnare potere di costruzione ed effettivo condizionamento dell’agenda istituzionale.
Tematiche contributi
Il focus del numero sarà sulle “vie italiane” al policymaking partecipativo e collaborativo, e a quello che effettivamente è stato prodotto attraverso le innovazioni sperimentate, con il fine primario di analizzare cosa produce e cosa innova la partecipazione nelle politiche pubbliche. Si attendono contributi di carattere teorico, metodologico ed empirico, che propongano e discutano casi di politiche partecipative, ricerche comparative, concettualizzazioni e modellizzazioni dei processi osservati. A titolo esemplificativo e non esaustivo, di seguito si suggeriscono alcune delle “vie” che caratterizzano il caso italiano, dove contesti, domande, agende di policy, risorse e attori sono combinati in una configurazione originale:
- l’istituzionalizzazione e (conseguente) tecnicizzazione/professionalizzazione della partecipazione pubblica (Bherer, Gauthier, Simard, 2017), con un mercato del lavoro, dell’offerta e della domanda di partecipazione, diversi profili di competenza (animatori, facilitatori, mediatori, abilitatori etc.) e centri di competenza nel Paese (agenzie, società private, imprese). Si rilevano sul punto espressioni compiute a livello nazionale (Open Government Partnership, Hub e Linee guida per la Partecipazione nazionale; Dibattito Pubblico), regionale (leggi regionali di promozione dei processi partecipativi), urbano e territoriale (procedure partecipative previste, strumenti, in vari ambiti di policy-making). Saranno discussi i caratteri che tale processo di istituzionalizzazione ha delineato, configurando una partecipazione strutturata, esperta, tecnicamente assistita. Tra le questioni sollevate dal dibattito:
- L’inclusività dei processi partecipativi. Chi partecipa ai processi partecipativi?
- Il ruolo degli organi di garanzia e delle autorità indipendenti (es. Commissione Nazionale per il Dibattito Pubblico).
In altri percorsi, l’istituzionalizzazione dei processi partecipativi ha espresso anche un carattere pedagogico, di educazione della cittadinanza. In tale quadro di istituzionalizzazione si rileva l’attivazione di nuovi soggetti emergenti, come le Università che nella Terza Missione praticano forme di Public Engagement, con esperienze ormai sedimentate; centri di ricerca che praticano la Citizen Science; i contesti riferiti a circuiti propri della religione cristiana (Chiesa cattolica, Comunità Valdese), che da anni adottano metodi partecipativi nelle opere perseguite, dall’attività pastorale alle iniziative sui territori, svolgendo nuovi ruoli e mobilitando risorse umane; le Fondazioni di origine bancaria, che in ambiti territoriali di pertinenza infondono ingenti volumi di risorse finanziarie, proponendosi come soggetti attivi nella governance di territori deprivati;
- la via collaborativa/pattizia (di cui l’“amministrazione condivisa” disciplinata dal Codice del Terzo Settoreè solo una delle opzioni), che ha un radicamento anche culturale in una tradizione di cooperazione per la cura e rigenerazione dei beni comuni. In relazione alle crisi economiche e finanziarie, alla transizione ecologica e ai movimenti dal basso anche internazionali, le agende dei temi della partecipazione pongono al centro gli usi civici e collettivi, costituiscono beni e servizi comuni in percorsi di coprogrammazione e coproduzione che esprimono una capacità concreta di attenzione a soggetti fragili e a gruppi marginali, rappresentando issues che hanno poco spazio nelle agende politiche. Da questo punto di vista, le pratiche partecipative proposte esercitano un potere di agenda e di innovazione (almeno a livello micro) dei sistemi di governance; inoltre abilitano al fare rete e rafforzano le condizioni di empowerment delle comunità e di capacitazione istituzionale, sollecitando processi di apprendimento socio-istituzionale. Qui dalla “partecipazione per decidere” i vettori e le tendenze evolutive sono dirette verso una “partecipazione per fare”, che interessa ormai molti ambiti di sperimentazione;
- i percorsi di azione locale partecipata e di iniziativa sociale, che valorizzano le capacità di auto-organizzazione e auto-gestione delle comunità, e la cittadinanza attiva, il volontariato sociale, il terzo settore, mostrando che la cittadinanza non esprime solo bisogni e domande, ma anche competenze, una capacità politica ed economica, oltre che un’intelligenza collettiva e relazionale (“the intelligence of society for social problem solving”: Lindblom, 1965). Queste pratiche partecipative sono orientate alla produzione o innovazione di beni e servizi collettivi, in tanti ambiti di azione, con la generazione di vari interventi a scala locale ma anche di reti nazionali. E’ in questo campo che ha avuto fortuna la concettualizzazione di “una partecipazione generativa”, prossima a “una politica generativa”. Le esperienze, diffuse anche nella realtà di piccoli comuni che sono l’ossatura di tante aree dell’Italia, sperimentano nuove risposte ai bisogni sociali e non sono disconnesse da istituzioni e da imprese profit, con cui vi è un dialogo e spesso anche una partnership orientata alla co-produzione soprattutto a livello locale. Tra le esperienze più strutturate che potrà essere interessante approfondire (nel caso di contributi capaci di citare più esempi di pratiche e di fare comparazione): quella del monitoraggio civico (PNRR) e delle comunità monitoranti (che associano soggetti che praticano professionalmente monitoraggio e valutazione di impatto di progetti e di misure normative), dei beni confiscati alla mafia, delle fondazioni di comunità, delle comunità energetiche rinnovabili, dell’abitare condiviso, dei circuiti dell’economia civica. La domanda di valutazione degli esiti e degli impatti di questi percorsi si specifica come: “di che cosa sono generative, queste pratiche?”.
Il numero monografico è chiaramente aperto anche ad altre proposte, coerenti con il profilo generale dei temi in esame. L’intento è promuovere un confronto tra ricercatori e studiosi di vari orientamento e settori disciplinari, coinvolgendo anche esperti di processi partecipativi, decisori e ruoli tecnici ingaggiati nella gestione e nella progettazione dal basso di percorsi di iniziativa istituzionale, capaci di documentare la narrazione di esperienze, analisi di casi, ricerche comparative sul tema e di arricchire le analisi sui processi di messa in relazione con committenti pubblici e privati, cittadinanza attiva organizzata, reti civiche informali ed altri soggetti inseriti nei circuiti partecipativi.
Submission
Nell’ambito di queste tematiche, si sollecita la presentazione di saggi originali e non sottoposti ad altre riviste di lunghezza compresa tra le 5.000 e le 8.000 parole (circa 10-16 pagine, redatte seguendo le Norme bibliografiche Sinappsi) per la pubblicazione nel numero 1/2026. I saggi dovranno pervenire alla redazione di Sinappsi ([email protected]) entro e non oltre il 30 ottobre 2025, per essere avviati al referaggio (double blind peer review) a seguito di accettazione da parte del Comitato scientifico/editoriale della rivista. Compilare e inviare insieme al contributo la Scheda proposte.
Bibliografia
- Akkerman T., Hajer M., Grin J. (2004), The interactive state: Democratisation from above?, Political Studies, 52, pp.82-95
- Ansell Ch., Gash A. (2008), Collaborative governance in theory and practice, The Journal of Public Administration Research and Theory, 18, n.4, pp.543-571
- Bherer L., Gauthier M., Simard L. (2017), The professionalization of public participation, London, Routledge
- Bobbio L. (a cura di) (2004), A più voci. Amministrazioni pubbliche, imprese, associazioni e cittadini nei processi decisionali inclusivi, Napoli e Roma, Edizioni Scientifiche Italiane
- Creighton J.L. (2012), The public participation handbook: Making better decisions through citizen involvement, Hoboken, John Wiley & Sons Inc
- DiSalvo C., Clement A., Pipek V. (2012), Communities: Participatory design for, with and by communities, in Simonsen J., Robertson T. (eds.), Routledge International Handbook of Participatory Design, London, Routledge, pp.182-210
- Fareri P. (2009), Rallentare. Note sulla partecipazione dal punto di vista dell’analisi delle politiche pubbliche, in Fareri P., Giraudi M. (a cura di), Rallentare. Il disegno delle politiche urbane, Milano, Franco Angeli, pp.205-248
- Hoppe R. (2011), The governance of problems. Puzzling, powering and participation, Bristol, Policy Press
- Innes J.E., Booher D.E. (2003), Collaborative policymaking: Governance through dialogue, in Hajer M.A., Wagenaar H. (a cura di), Deliberative Policy Analysis: Understanding Governance in the Network Society, Cambridge, Cambridge University Press, pp.33-59
- Klijn E.H., Koppenjan J. (2002), Rediscovering the citizen: New roles for politicians in interactive policy making, London, Routledge
- Lindblom C.E. (1965), The intelligence of democracy: Decision making through mutual adjustment, New York, The Free Press
- Lindblom C.E., Cohen D.K. (1980), Usable knowledge. Social science and social problem solving, New Haven, Yale University Press
- Mangi E., Weixuan Ch., Health T., Cheshmehzangi A. (2024), Innovative public participation practices for sustainable urban regeneration, Cham, Springer
- Manzini E., D’Alena M. (2024), Fare assieme. Una nuova generazione di servizi pubblici collaborativi, Milano, Egea
- Mayer I.S., van Daalen C.E., Bots P.W.G. (2020), Perspectives on policy analysis: A framework for understanding and design, in Routledge Handbook of Policy Design, London, Routledge, pp.161-179
- McLaverty P. (2002), Public participation and innovations in community governance, London, Routledge
- Paba G. (2011), Le cose (che) contano: nuovi orizzonti di agency nella pianificazione del territorio, CRIOS, 1, pp.67-80
- Raniolo F. (2024), La partecipazione politica, Bologna, il Mulino
- Richardson A. (1983), Participation, London, Boston, Melbourne and Henley, Routledge & Kegan
- Sorrentino M., Sicilia M., Howlett M. (2018), Understanding co-production as a new public governance tool, Policy and Society, 37, n.3, pp.277-293
CONTATTI
Redazione: [email protected]
EN